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Corto o lungo? Occhio alle “ore in sella”. Alleniamoci per la #Squali con Luca Fantozzi

Il preparatore e biomeccanico cattolichino svela i punti chiave e gli accorgimenti per una granfondo super.


CATTOLICA (RN) – Luca Fantozzi, classe 1990, è di San Giovanni in Marignano e lavora a Cattolica: vive, dunque, lungo il percorso della Granfondo #Squali, oltre ad essere un cicloamatore “di quelli che vanno”. Ex corridore fino alla categoria juniores, laureato in Scienze motorie, di professione fa il preparatore ciclistico e il biomeccanico. La persona giusta, quindi, per darci qualche “dritta” sulla preparazione più adatta alla nostra granfondo di domenica 12 maggio.

In tanti hanno già cerchiato in rosso, sul calendario, la data della #Squali: come avvicinarsi nel migliore dei modi? “Prima di tutto bisogna scegliere se optare per il percorso corto oppure per il lungo. E non bisogna scegliere in base al chilometraggio, ma verificando la durata dei percorsi, chiaramente tenendo conto della propria prestazione. Chi ha già fatto la #Squali può verificare il tempo impiegato nell’ultima edizione, gli altri possono fare una stima attingendo alle classifiche. Poi passeremo alla verifica dei nostri allenamenti, scegliendo il percorso più adatto in base a quante ore riusciamo a stare in sella con brillantezza”.

Come possiamo impostare una tabella di allenamento appropriata per questo appuntamento? “Un cicloamatore di livello medio deve iniziare a fare sul serio a fine gennaio, inserendo nelle proprie uscite delle salite che abbiano, in termini di durata, la stessa lunghezza delle ascese che incontreranno alla #Squali. Pensiamo, per quanto riguarda il percorso corto, al colle di Saludecio e Mondaino. Troviamo sulle nostre strade salite di quindici, venti minuti: questo tipo di allenamento è più consigliabile rispetto alle lunghe uscite di fondo, di durata superiore alle stesse granfondo”.

Per chi fa il lungo, ci sono accorgimenti particolari da adottare in allenamento?Vale la stessa regola di chi fa il corto. Bisogna trovare un paio di salite lunghe, di venti/trenta minuti, per simulare l’Altavelio e Urbino. Poi qualche saliscendi simile alla Panoramica. Impostando percorsi di questo genere saremo certamente pronti per un appuntamento come la #Squali, chiaramente ognuno secondo il proprio livello”.

Proiettiamoci al giorno della gara. Pensando ad un consiglio in particolare, cosa suggeriresti ai nostri granfondisti? “A parte le salite, di cui abbiamo già accennato, dobbiamo ricordarci di mangiare nei tratti in cui la strada è più o meno pianeggiante, senza ritardare l’appuntamento con la barretta o col panino, perché quando avvertiamo gli stimoli della fame è già troppo tardi. Nel percorso corto si può mangiare a Santa Maria del Monte, prima di scendere a Morciano e risalire per Saludecio, e poi nel tratto di strada verso Tavullia e Monteluro. Nel lungo, invece, consiglio di alimentarsi sempre a Santa Maria del Monte, come nel corto, e poi nella discesa che da Urbino porta verso Colbordolo. Ma un rapido snack va consumato anche prima della Panoramica, a pochi chilometri dall’arrivo”.

Cosa ne pensi, tecnicamente, del tracciato della #Squali? “Al di là della spettacolarità paesaggistica, che chiaramente è l’elemento di maggiore richiamo, quello corto è un percorso dove ci sono pochi momenti per riposare, e allo stesso tempo non ci sono salite davvero impegnative. Nel lungo, invece, il maggiore impegno è concentrato nella parte centrale. È una granfondo pedalabile, adatta anche ai meno allenati che, certamente, non avranno problemi a portarla a termine”.

Chiudiamo con qualche indicazione sull’alimentazione in gara. Alla #Squali abbiamo dei ristori iper-forniti: il granfondista di livello medio, che non lotta per il piazzamento, cosa deve prediligere durante la sosta? “Facciamo un passo indietro. Sia nel corto che nel lungo, è necessario sapere fin dall’inizio in quali punti del percorso alimentarsi. Quindi, mentalmente, bisogna fissare il momento per la barretta, quello per il panino, e quello per la sosta piede a terra, al ristoro. La regola è mangiare qualcosa ogni quarantacinque minuti, con una riserva extra in tasca, per ogni evenienza. Ai ristori la prima cosa è riempire le borracce, possibilmente una con acqua ed una con i sali. Non abbuffiamoci: privilegiamo i carboidrati, cerchiamo la frutta, magari anche una fetta di crostata, ma senza rimpinzarsi. Rischieremmo, infatti, di andare incontro ad un picco glicemico, che ci farebbe avvertire un senso di pesantezza tale da condizionare la prestazione. Ma la sosta è d’obbligo, anhe perché assolutamente meritata”.

Intervista a cura di Pierpaolo Bellucci di Pi.Be. Cycling Press